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Valon Behrami

Valon Behrami: “Indossare la maglia della Svizzera è un onore”

 
Nato a Titova Mitrovica (19 aprile 1985), nell’allora Jugoslavia, da famiglia kosovara-albanese, Valon si trasferisce con la famiglia a Stabio. Nel 1995 la sua famiglia rimane in Svizzera grazie al sostegno popolare ed all’aiuto della Società atletica di Ligornetto, presso cui Valon è iscritto, che raccolse un gran numero di firme contro la decisione di espatrio delle autorità federali.
Cresciuto calcisticamente nelle giovanili dello Stabio e del Chiasso passa al Lugano nel 2000 e dal 2002, all’età di 17 anni, si mette in luce come talentuoso esterno di centrocampo. Dopo una sola stagione nella challenge League Behrami passa al Genoa nel 2003 dove inizia la sua brillante carriera internazionale che lo porterà a vestire le maglie di Verona, Lazio, West Ham, Fiorentina e Napoli. Esordisce in Nazionale all’età di 19 anni contribuendo nel 2006 alla qualificazione ai Mondiali con un goal decisivo nello spareggio con la Turchia. Oggi è elemento imprescindibile della squadra di Otmar Hitzfeld qualificata ai Mondiali del Brasile 2014.
 
 
Incontriamo Valon Behrami a Lugano nel corso del suo soggiorno di convalescenza dall’infortunio che a gennaio l’ha tenuto per un mese lontano dalla sua Napoli.
 
Valon, cosa rappresenta per te lo sport e come reagisci quando senti di episodi di razzismo negli stadi? Lo sport è la mia professione e rappresenta il modo ideale per condividere emozioni. Gli episodi cosiddetti di razzismo negli stadi sono spesso il frutto di un gruppo di persone che vogliono destabilizzare l’ambiente. La maggior parte delle persone non sono assolutamente razziste. L’importante è non dare loro troppa pubblicità pur stigmatizzandoli. 
 
Ti è capitato di essere insultato o discriminato per le tue origini? Diverse volte anche in campo mi sono sentito dare dello “zingaro”, un modo come un altro per cercare d’innervosirmi nel contesto della partita.
 
Qual è, secondo te, la percezione in Ticino rispetto a fenomeni razzisti nello sport?
Premetto che sono lontano da dieci anni e non conosco molto la realtà locale ma ricordo che in passato si formavano naturalmente dei gruppi di giovani spesso legati dalle loro origini etniche. Lo sport in questo senso ha aiutato molto l’integrazione di ragazzi provenienti da diverse etnie come del resto lo dimostra molto bene la nostra nazionale di calcio. La Svizzera di oggi è un paese multietnico: la sua politica d’accoglienza è unica. A livello di atti di razzismo non mi sembra che in Ticino ve ne siano di diffusi.
 
Se potessi parlare ai ragazzini che praticano e sport e assumono comportamenti razzisti (cori, insulti, branco..) cosa diresti loro?
Se il gesto del ragazzino è isolato allora l’allenatore ha il compito di punirlo per educarlo magari non convocandolo per la partita della domenica. Può succedere poi che il gesto, la parolaccia, l’insulto sia dovuto al contesto nervoso della partita e per questo non deve essere ingigantito. Poi ci sono casi più gravi di ragazzi destabilizzanti per il gruppo ed allora la società farebbe bene ad espellerli.
 
Saresti disposto a fare da testimonial per una campagna di sensibilizzazione contro il razzismo qui in Ticino?
Sì, se questo può aiutare ad una miglior integrazione ed all’insegnamento di valori etici nello sport sarei disponibile ad offrire il mio sostegno.
 
Parliamo della tua vita di calciatore. Come vivi questo momento e cosa provi ad essere protagonista a Napoli ed in Nazionale?
 
Come detto sono molto felice di poter fare della mia passione la professione. Fare il calciatore ti permette di guadagnare bene, di avere tutto quello che desideri ma devi sempre restare con i piedi ben piantati per terra. Napoli è una città che vive pazzescamente di calcio e devi sempre essere al 100%. Quanto alla Nazionale, in questi ultimi anni sono molto maturato in primis come uomo e questo mi ha facilitato molto il compito: sono fiero di giocare per una nazione che tanto ha dato a me ed alla mia famiglia e giocare bene per la Svizzera non è altro che il poter ridare al paese quanto ho ricevuto da piccolo.
 
Facciamo un piccolo gioco dedicato alle città nelle quali si è sviluppata la tua carriera dopo la parentesi ticinese.
 
Genova: Il battesimo lontano da casa. Un po’ come quando dal Ticino ti sposti per gli studi universitari. La città molto bella ed ho dovuto imparare a fare la spesa, cucinare, fare il bucato… insomma mi sono staccato dal cordone ombelicale J
 
Verona: Mi ha permesso di mostrarmi alle squadre di serie A, è stato il primo vero trampolino di marcia della mia carriera sportiva.
 
Roma: L’esperienza nella Lazio mi ha permesso di maturare come calciatore e come uomo. La mia prima esperienza in Serie A: una scuola di vita dove ho imparato a confrontarmi con la pressione dell’ambiente e dei media, dove ho potuto prendermi responsabilità che mi hanno portato fortuna anche in Nazionale. Roma poi è una splendida città.
 
Londra: L’esperienza nel West Ham (2008-2011) mi ha cambiato sia sotto il profilo calcistico che umano: a Londra, infatti, ho cambiato il mio modo di vedere le cose in campo, sono maturato ed ho capito che dovevo concentrarmi maggiormente su alcuni dettagli e dare tutto in campo. A Londra è nata mia figlia, la piccola Sofia ed ho vissuto con Elena (la mia compagna) in una città meravigliosa: molto discreta a livello di pubblico e multietnica. Sicuramente il meglio per vivere con la famiglia.
 
Firenze: Ho fortemente voluto tornare in Italia pur guadagnando meno di Londra per una scelta di vita da un lato, la mia compagna è delle zone di Bergamo, ma anche sportiva: sentivo la voglia di rimettermi in gioco nel campionato di serie A portando quanto maturato a Londra e grazie alle mie buone gare con la Fiorentina ho fatto il salto verso Napoli.
 
Napoli: Una città malata di calcio, decisamente molto più calda di Roma ed è tutto dire. A Napoli si vive di calcio: l’ambiente allo stadio San Paolo è sempre elettrizzante. Per ora le cose vanno bene, lo scorso anno siamo arrivati secondi ed abbiamo giocato in Champions League nell’autunno scorso. Peccato per l’eliminazione ma gli obiettivi stagionali non sono cambiati: vincere e fare spettacolo.”
 
- Valon descrivi in breve il tuo rapporto con la Svizzera?
Un paese tranquillo, ordinato dove tutto funziona e dove ci si sente sicuri. Il paese che mi ha accolto quando non ero nessuno ed al quale sarò sempre grato. Anche la mia maturazione in Nazionale è frutto della mia crescita: quando ero più giovane non pensavo molto a questi valori mentre oggi, e lo dico a tutti quei giovani che si trovano nella mia situazione, posso dire di aver trovato la giusta maturità e di saper ridare quanto ricevuto
 
- L’Italia che paese è ?
Un paese molto bello dove la gente ha una gran voglia di vivere anche dove le cose purtroppo non funzionano. Tutti cercano di arrangiarsi e non manca mai il sorriso, una buona cena e tanta allegria. Certo poi conta anche il fatto che io guadagni bene come calciatore e che viva qui con la mia famiglia mi rende molto felice.
 
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