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L'avventura di Cristina e Davide: su due ruote da Pregassona a Caponord!

 

  • Chi siete?

Siamo Cristina (29 anni) e Davide (32 anni), abitiamo a Lugano.

  • Cosa vi ha spinti a decidere di intraprendere questo viaggio?

Il bello è che non lo sappiamo nemmeno noi, è nato tutto per caso ed è rimasto tale.

  • Come mai proprio Pregassona-Capo Nord?

 

Capo Nord è il punto più a nord dell’Europa continentale, una meta divenuta ormai mitica sognata e raggiunta in modi diversi da tante persone. Andarci in auto ci sembrava troppo banale.

  • Qual è stato il percorso che avete fatto (quanti km, quanti giorni,…)?

 

Siamo partiti direttamente da casa, ovvero da Pregassona. Abbiamo inizialmente scalato il San Bernardino e poi raggiunto Bregenz (Austria). Risalita l’intera Germania sino a Rostock, abbiamo preso il traghetto a destinazione della Danimarca. Attraversata la Danimarca abbiamo optato per un secondo traghetto che ci ha portato ai piedi della Svezia (Helsingborg).

Arrivati a Stoccolma siamo risaliti lungo la costa e poi lungo il confine con la Finlandia. Dopo un breve tratto in Finlandia siamo finalmente giunti in Norvegia. L’intero viaggio è durato circa 6 settimane, abbiamo pedalato 40 giorni effettivi per un totale di oltre 4’000 km. La media giornaliera era di circa 100 km, anche se alcune tappe hanno toccato anche i 140 km.

  • Avete programmato tutto per filo e per segno oppure avete anche improvvisato?

 

Programmare anticipatamente era impossibile e soprattutto sarebbe stato semplicemente inutile. Avevamo un’idea molto generale del tragitto da seguire e di come sarebbero state suddivise le varie tappe. Pianificavamo di giorno in giorno in base alla tipologia di strade, alle possibilità di alloggio e soprattutto in base alla meteorologia. L’unico appuntamento imperativo già programmato da tempo era la data del volo di ritorno.

  • Come vi siete organizzati con i bagagli? E con il cibo?

 

Entrambi avevamo due borse fissate al portapacchi posteriore della bici e una borsa sul manubrio per le piccole cose da tenere a portata di mano. Oltre a ciò, avevamo tenda, sacchi a pelo e materassini legati sul portapacchi. Dormivamo in campeggio e cucinavamo sul fornello a gas. Per quanto possibile acquistavamo i generi alimentari di giorno in giorno al fine di evitare di trasportare peso eccessivo. Ovviamente i menu erano piuttosto limitati e soprattutto poco variati, ma tutto sommato ce la siamo cavata bene: per pranzo mangiavamo perlopiù panini in modo da risparmiare tempo, la sera invece ci si impegnava maggiormente per quanto possibile.

  • Sicuramente per un’impresa di questo genere vi sarete allenati… come?

 

A dire il vero non abbiamo fatto nulla di specifico. Siamo sempre stati abbastanza attivi: corsa, bici, passeggiate, palestra. Durante i mesi precedenti la partenza abbiamo semplicemente fatto molta più bici rispetto al solito. Alcune volte abbiamo cercato di fare dei giri di 80-100 km per testare la resistenza, ma non abbiamo mai fatto una vera e propria prova generale con tanto di equipaggiamento. È stata una scoperta man mano che i chilometri passavano.

  • Qual è stato il momento più bello? Perché?

 

Non so se è il più bello, ma è sicuramente è stato il più emozionante e il più forte: l’arrivo al cartello NORDKAPP situato a circa 500 metri dalla meta finale. Arrivati a questo cartello – emozionati - abbiamo pianto e siamo stati lì fermi, abbracciati, per 20 minuti senza dirci una sola parola sotto un tremendo acquazzone.

  • … e il più difficile? Perché?

 

Il momento più difficile è durato circa una settimana! Più precisamente l’ultima settimana di luglio, ovvero il tragitto tra il nord della Svezia, la Finlandia e l’inizio della Norvegia: un’intera settimana di pioggia. È stato un peccato perché durante quei giorni pedalavamo con l’unico obiettivo di arrivare alla meta prestabilita, non vi era la minima possibilità di fermarsi al riparo e soprattutto era impossibile godersi il percorso malgrado il panorama (oltre la nebbia) fosse fantastico. Eravamo perennemente fradici ed infreddoliti, la tenda bagnata, i vestiti non asciugavano e il morale era sotto le ruote. Per di più durante quella settimana le tappe erano parecchio lunghe siccome la densità abitativa era molto bassa e di conseguenza le possibilità di pernottamento erano limitate. Ma la cosa peggiore erano senza dubbio le zanzare: a centinaia, fastidiose, cattivissime che entravano negli occhi, nelle orecchie e nel naso…

  • Avrete sicuramente conosciuto delle persone lungo il percorso, c’è qualcuno in particolare che vi ha maggiormente colpito? Chi? Perché?

 

Abbiamo incontrato molti altri ciclisti temerari come noi. In particolare ricordiamo Jean-Marie, un insegnante in pensione, partito in solitaria dal canton Friborgo che ha scelto di intraprendere questo viaggio per raccogliere fondi per la ricerca contro il cancro, di cui sua figlia è malata. Abbiamo incontrato una simpatica ragazza francese di Ginevra che viaggiava anche lei in solitaria verso Capo Nord. Ricordiamo inoltre un gruppo ragazzi piuttosto pazzi, partiti da Praga e giunti in Scandinavia attraverso la Russia.

  • Avete un aneddoto particolare che vi piacerebbe raccontarci?

 

In generale possiamo ritenerci molto soddisfatti, tutto è andato per il verso giusto. Abbiamo sofferto la canicola in Germania pedalando per 3-4 giorni a 39 gradi, per contro al nord abbiamo poi preso tanta pioggia al nord.

Una volta nel nord della Svezia - in piena notte - abbiamo dovuto improvvisamente “traslocare” siccome sulla collina dove ci eravamo installati soffiava una tempesta talmente forte da piegarci l’intera struttura della tenda.

Un altro aneddoto un po’ meno divertente è stato l’incontro con un cane da guardia norvegese: nel bel mezzo di un immenso altopiano un cane è sbucato da chissà dove correndo verso di noi in modo tutt’altro che pacifico. Inizialmente ha rincorso Cristina per almeno 500 metri in salita cercando di morderle il polpaccio ma fortunatamente azzannava solo un angolo della borsa. Uscita dalla “sua zona” è poi toccato a Davide esser rincorso a razzo, questa volta in discesa per altri 400-500 metri. Sono stati 2 minuti abbastanza brutti ma anche in questo caso tutto si è poi risolto con una risata.

  • Com’è stato il ritorno a casa (bagagli, accoglienza,…)?

 

Quando a Capo Nord – a destinazione ormai raggiunta - abbiamo girato la direzione delle bici ci siamo sentiti parecchio strani: improvvisamente non avevamo più una meta…

Il viaggio di ritorno è stato piuttosto lungo considerato che eravamo in Europa: siamo partiti alle 7 di mattina da Alta e siamo atterrati alle 21.30 a Lugano, facendo 3 scali. Non abbiamo voluto organizzare nulla di speciale per il rientro perché eravamo abbastanza stanchi, qualche amico e famigliare ci ha accolto ad Agno dove una delle bici è arrivata con il l’imballaggio rotto, ma per fortuna niente di grave.

La cosa più sorprendente all’arrivo a Lugano è stato il buio. Da parecchie settimane eravamo ormai abituati alla luce continua, anche di notte.

  • Avete altri progetti di questo genere per il futuro?

 

Niente di preciso, ogni tanto parliamo della possibilità di fare il giro delle capitali di tutti i cantoni svizzeri…con l’Autopostale.

Un altro viaggio in bicicletta si potrebbe anche fare…vedremo se avremo voglia.

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