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1 marzo 2017

LuganoInScena

per il mese di marzo

Gi 09.03.2017 ore 19:00 (rappresentazione per la stampa)

Ve 10.03.2017 ore 19:00

Sa 11.03.2017 ore 16:00, ore 19:00

Do 12.03.2017 ore 16:00, ore 19.00

Teatrostudio

TWILIGHT

TRICKSTER-P

Coreografia per la luce che muore

concetto e realizzazione Cristina Galbiati e Ilija Luginbühl

drammaturgia Simona Gonella

interactive light design Paolo Solcia

spazio sonoro Luis Fernandez Diaz

collaborazione all’elaborazione del concetto Joke Laureyns e Kwint Manshoven

aiuto alla costruzione Daniele Scalamandré

produzione Trickster-p

in coproduzione con LuganoInScena, Teatro Sociale Bellinzona, Theater Chur, ROXY Birsfelden,

TAK Theater Liechtenstein

in collaborazione con la rassegna Home

 “Twilight” è uno spazio architettonico dove azione, suono e trasformazione possono accadere. Una sinfonia dello spazio in cui lo spettatore è l’unica presenza umana all’interno di una stanza che muta continuamente, visivamente e sonoramente. È un invito allo spettatore ad aprire i propri spazi percettivi e a creare la propria realtà in un territorio di frontiera tra la visione interiore e la visione esteriore. Senza la mediazione di alcun performer, il pubblico si rapporta in prima persona al lavoro diventando parte integrante della drammaturgia. “Twilight” è il momento di passaggio tra il giorno e la notte, in cui le ombre si allungano e le tenebre incombono: dalla luce andiamo verso l’oscurità, la bellezza si erode, la caducità del tutto incalza. “Twilight” è il ritmo del respiro, delle scosse elettriche, dell’accendersi e spegnersi di impressioni di luce, del muoversi delle ombre, dell’esplosione feroce dell’acqua, del cadere e del precipitare. È il suono che scandisce l’azione, è l’azione che genera silenzi, note cupe, voci indistinte e strappi violenti. “Twilight” è il manifestarsi di immagini metaforiche di cui il pubblico è testimone. Con “Twilight”, Trickster-p rinnova la ricerca sul rapporto tra ambienti sonori, spazi e fruizione dello spettatore e, rompendo le barriere fra arti sceniche e visive, crea un microcosmo le cui regole contrastano quelle dell’abituale percezione spazio-temporale per un’esperienza che sia, nel contempo, estetica ed emozionale.

 

Gi 09.03.2017 ore 20:30

Ve 10.03.2017 ore 20:30 (abbonamento)

Sa 11.03.2017 ore 20:30 (abbonamento)

Sala Teatro

IFIGENIA, LIBERATA

testi da Eraclito, Omero, Eschilo, Sofocle, Euripide, Antico e Nuovo Testamento, René Girard

drammaturgia di Angela Demattè

regia di Carmelo Rifici

cast in via di definizione

scene Margherita Palli

costumi Margherita Baldoni

musiche Zeno Gabaglio

luci Jean-Luc Chanonat

produzione LuganoInScena

in coproduzione con LAC Lugano Arte e Cultura, Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa

“Il razionalismo occidentale agisce al pari di un mito: ci ostiniamo a non voler vedere la catastrofe, non possiamo né vogliamo riconoscere la violenza per quello che è.” (René Girard) Una sala prove, attori e pubblico insieme, un regista e un drammaturgo provano ancora ad indagare il Mito degli Atridi, il sacrificio di Ifigenia, aprono domande intorno all’annosa questione: dove nasce la violenza? Come si ferma la violenza? Il mondo cesserà mai di essere violento? Che cos’è la violenza?

Schiacciata dal volere paterno, contagiata dalla follia del popolo, Ifigenia sembra non poter uscire da un destino senza speranza in cui solo il sangue di un innocente può placare la violenza della folla. Non solo gli Atridi, ma tutto l’occidente ne porteranno il pesante fardello. Le parole di Atena che chiudono l’“Orestea”, il suo delegare agli uomini la responsabilità attraverso leggi condivise, non hanno ancora portato ad una soluzione. Ancora oggi gli uomini cedono alla violenza, non trovano altro modo per combatterla se non usandola a loro volta, sempre in nome di un padre da vendicare. E mentre il mondo sembra sempre più occupato a prendersi cura delle proprie vittime, le vittime non cessano di diminuire. Eppure c’è una parola che potrebbe fermare l’ingranaggio infernale, una parola capace di smascherare l’inganno, ma è troppo scomoda da pronunciare, troppo pericolosa per l’antico desiderio dell’uomo di sopraffare, di desiderare continuamente la roba dell’altro. Dopo aver affrontato con originalità, nella stagione scorsa, le ossessioni di Treplev e Nina nel “Gabbiano” di Čechov, Carmelo Rifici sceglie un affondo nel mito come seconda produzione che nasce dalla collaborazione fra LuganoInScena, il LAC e il Piccolo. “Ifigenia, liberata” è solo l’inizio dell’indagine che Rifici propone allo spettatore, chiamando Eraclito, Omero, Eschilo, Sofocle, Euripide, René Girard, Antico e Nuovo Testamento a fornire storie e riflessioni sulla vera protagonista del lavoro: la violenza dell’uomo come realtà inestirpabile e mistero senza fine.

 

Do 12.03.2017 ore 17:00

Sala Teatro

GINO PAOLI LIVE

chitarre Riccardo Cavalieri

basso Marco Caudai

tastiere e pianoforte Dario Picone

batteria Vittorio Riva

fisarmonica Salvatore Piedepalumbo

in collaborazione con GC Events

Celebrati da poco i cinquant’anni di carriera, Gino Paoli torna ad emozionare dal vivo con la sua voce unica ed avvolgente. Nel corso della serata, il cantautore originario di Monfalcone - e genovese per adozione e cultura -, riproporrà i suoi brani più amati, quelli celebrati nella raccolta “Senza Fine” uscita a coronamento di un percorso artistico davvero straordinario. Il concerto si preannuncia come un’emozionante immersione in questo cammino: una band di cinque elementi accompagnerà il grande Gino Paoli attraverso una scaletta ricca di riarrangiamenti da brivido, con i brani che hanno emozionato e fatto cantare intere generazioni, tra cui “La Gatta”, “Sapore di sale”, “Sassi”, “Averti addosso”, “Il cielo in una stanza”, “Questione di sopravvivenza”, “Che cosa c’è”, “Una lunga storia d’amore”, “Vivere ancora” e “Albergo a ore”, fino alle recenti “Il nome”, “Il buco”, “L’uomo che vendeva domande” e “Due vite”.

 

Me 15.03.2017 ore 20:30

Teatro Foce

HEDDA GABLER

di Henrik Ibsen

adattamento di Paolo Bellomo

regia di Paolo Taccardo

con Chiara Zerlini, Louis Se, Laura Melinand e Clement Marchand

scene Paolo Taccardo

luci Andre Diot

collaborazione scena e costumi Daniele Coppolecchia

assistente scena e costumi Annarita Gaudiomonte-Diouf

assistente alla regia Raphael Haberberg

traduzione di Michel Vittoz

produzione Compagnia Nostos

Spettacolo in francese con sopratitoli in italiano

I personaggi di “Hedda Gabler” vogliono sapere tutto. La loro unica ragione di vita è dominare la vita dell’altro, distruggendola o ricostruendola.

Hedda, figlia del defunto generale Gabler, è la moglie di Tesman, giovane professore di storia medievale. Ejlert Lovborg, vecchio amante di Hedda e rivale accademico di Tesman, torna in città seguito dalla sua nuova amante, Thea Elvsted, che risulta essere una vecchia fiamma di Tesman. Il passato assale il presente, il gioco al massacro ha inizio, la rivalità tra Lovborg e Tesman esplode, Hedda, incinta, si ritrova prigioniera della tela che lei stessa ha tessuto. Con la complicità di un giudice molto ambiguo, la storia raccontata spinge i personaggi attorno alla scomparsa di un’importante opera inedita sul futuro della civiltà. Cosa si può dire di quest’opera e quali parole possono trasformarsi in azione? Un’affabulazione del quotidiano, un racconto noir d’inizio secolo che nasconde la potenza di una tragedia greca.

 

Ve 17.03.2017 ore 20:30

Sa 18.03.2017 ore 20:30

Teatro Foce

NATURA MORTA CON ATTORI

di Fabrizio Sinisi

regia di Alessandro Machìa

con Alessandro Averone e un’attrice in via di definizione

scene Elisabetta Salvatori

video project mapping Stefano Fiori

costumi Sara Bianchi

luci Chiara Martinelli

assistente alla regia Sonia Merchiorri

produzione AC ZERKALO

Un uomo e una ragazza: Matteo e Marta. Marta sogna di fare l’attrice ma si prostituisce, e cerca in maniera febbrile la via per la santità: “come Santa Pelagia che coperta d’oro lottò col buio e vinse”. Matteo in passato forse scriveva poesie, ora fa il killer di poeti perché la loro presenza gli ricorda “la mia assenza da questo mondo, da ogni mondo”. Si conoscono in internet e decidono di incontrarsi, ma sembrano essersi già incontrati anni prima: a Venezia, durante una manifestazione studentesca. Dall’incontro nasce un dialogo disperato, feroce, destinale, alla ricerca della verità, la verità con se stessi e con gli altri, “l’assoluta e radicale sincerità”, la sola possibile per poter davvero essere qualcosa: per non limitarsi ad essere parlati, ma parlare – non essere vissuti ma vivere.

 

Ve 17.03.2017 ore 20:30

Sa 18.03.2017 ore 20:30

Do 19.03.2017 ore 17:00

Sala Teatro

I LEGNANESI

I COLOMBO… VIAGGIATORI!

di Felice Musazzi e Antonio Provasio

regia di Antonio Provasio

con Antonio Provasio, Enrico Dalceri e Luigi Campisi

musiche Arnaldo Ciato e Enrico Dalceri

coreografie Sofia Fusco

produzione CHI.TE.MA.

I Colombo, con il nuovo spettacolo, diventano “viaggiatori” e attraverseranno l’oceano su una nave da crociera. Cosa li spingerà ad andare dall’altra parte del mondo? Teresa, Giovanni e Mabilia, con grande generosità, hanno adottato a distanza un bambino brasiliano, cresciuto – grazie alle donazioni de I Colombo – con una buona educazione ed istruzione. Curioso di conoscere i genitori e la “sorellina” adottivi, Paolo Roberto Josè Amarildo Santos Do Nascimiento (detto Gegè) li raggiungerà per una vacanza in Italia, dove l’accoglienza, insieme a tutti gli abitanti del mitico cortile, sarà davvero in perfetto stile “Legnanesi”: affettuosa, coinvolgente e molto, molto divertente, tanto da spingere Gegè ad invitarli in Brasile, ma solo dopo aver rivelato loro un segreto che lascerà tutti a bocca aperta! Dopo un finale di primo tempo scintillante, coloratissimo e pieno di musica – naturalmente a ritmo di samba! –, le avventure per la famiglia Colombo proseguono: anche il viaggio di ritorno, su una meravigliosa nave da crociera – dove Mabilia, assunta come soubrette, sarà impegnata a intrattenere gli ospiti – riserverà risate e tante sorprese.

 

Do 19.03.2017 ore 17:00

Lu 20.03.2017 ore 09:30 (rappresentazione per le scuole)

Teatro Foce

LA BELLA O LA BESTIA

di e regia Bruno Cappagli

con Giada Ciccolini e Fabio Galanti

voce narrante Roberto Frabetti

luci Andrea Aristidi

scene e costumi Tanja Eick e Fabio Galanti

consulenza artistica Cecilia Polidori

produzione La Baracca Testoni Ragazzi

in collaborazione con LAC edu e con la rassegna “Senza confini, grandi e piccini insieme a teatro”

“La bella o la bestia” è un progetto teatrale che parte dal desiderio di offrire ai bambini l’occasione di incontrare l’arte contemporanea attraverso il teatro: da Arcimboldo a Klimt, da Georges Mathieu a Lucio Fontana.

Due artisti, un uomo e una donna, creeranno 12 installazioni: “La porta della storia”; “Il vento, il temporale e i lupi”; “Il pergolato di rose”; “La bestia”; “Un nodo-la promessa”; “Una gran tavola”; “Stanza della bella”; “Lo specchio”; “I vestiti della sposa”; “Il dolore della bestia”; “Altissimi pianti”; “Bello come l’amore”.

Installazioni che verranno create con l’utilizzo di diversi materiali, in generale materiali poveri, fatti di plastica o stoffe. L’azione dei due performer sarà provocata, stimolata e aiutata dal racconto originale de “La bella e la bestia”, metafora perfetta per raccontare come nella bestialità si racchiuda la bellezza e nella bellezza si racchiuda la bestialità. La storia, narrata da una voce fuori campo, è la versione del 1756 di Jeanne Marie Leprince de Beaumont, nella traduzione di Collodi. Il testo originale è stato ridotto così da privilegiare l’immagine e lasciare che la storia sia di fatto il motore che determina l’atto creativo dei performer. Ma un ruolo molto importante nello spettacolo è anche quello della musica. La scelta dei brani è stata determinante per la creazione delle immagini e spesso le musiche sono elemento necessario per la completezza dell’immagine.

 

Ma 21.03.2017 ore 20:30

Me 22.03.2017 ore 20:30

Spettacolo in abbonamento

Sala Teatro

BESTIE DI SCENA

di e regia Emma Dante

con Elena Borgogni, Sandro Maria Campagna, Viola Carinci, Italia Carroccio, Davide Celona,

Sabino Civilleri, Alessandra Fazzino, Francesco Guida, Daniela Macaluso, Carmine Maringola,

Ivano Picciallo, Leonarda Saffi, Daniele Savarino, Stephanie Taillandier e Emilia Verginelli

scene e costumi Emma Dante

luci Cristian Zucaro

produzione Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa, Atto Unico / Compagnia Sud Costa

Occidentale, Teatro Biondo Stabile di Palermo, Romaeuropa Festival, Festival d’Avignon

Tutto il mondo espressivo di Emma Dante in uno spettacolo che mette in scena, lei come sempre autrice e regista, lo “scandalo dell’attore”.

“Bestie di scena – spiega Emma Dante – è un’indagine sul significato dell’essere attore, sulla natura fragile e complessa del suo divenire. “Attori” intesi come esseri nell’atto, artefici di un’azione che muore nell’istante in cui nasce. È un progetto che racconta l’impossibilità di recitare, il fallimento dell’agire e il profondo disagio di mostrarsi nudi davanti a una platea. L’attore è colui che si scaglia sulla scena spinto da una forza sovrumana; varcato il confine, rinasce, rompe la membrana dei polmoni e respira come se respirasse per la prima volta. Ma, non appena incrocia lo sguardo del pubblico, prova vergogna, non resiste, vorrebbe scappare e non ha scampo, l’uscita è vietata, dalla quinta arrivano segnali di fuoco, è impossibile nascondersi. L’attore è obbligato a restare. Tremante, vulnerabile, davanti a noi. Indago la sua nudità, l’essenza, la sua natura bestiale, il palcoscenico che insozza e dal cui recinto non può uscire. Nel palco nudo, delimitato da un fondale e sei quinte, un gruppo di anime camminano in cerchio, avvinghiate le une alle altre in una ronda silenziosa. […] Personaggi inutili che non hanno altro da rappresentare che starsene davanti a noi posseduti dalle loro stesse ossessioni […] schiavi dei loro tic, delle loro nevrosi, personaggi e interpreti si ambientano sul palco, senza più vergogna, e alla fine riescono a uscire, tutti tranne la scimmia che si è presa l’attore, si è emancipata dall’uomo per diventare fino in fondo un animale”.

 

Ve 24.03.2017 ore 20:30

Sa 25.03.2017 ore 20:30

Teatro Foce

IL CIELO NON È UN FONDALE

di Daria Deflorian e Antonio Tagliarini

con Francesco Alberici, Daria Deflorian, Monica Demuru e Antonio Tagliarini

collaborazione al progetto Cristian Chironi

assistente alla regia Davide Grillo

disegno luci Gianni Staropoli

produzione A.D., Sardegna Teatro, Teatro Metastasio di Prato, ERT – Emilia Romagna Teatro,

Romaeuropa Festival

in coproduzione con Odeon – Theatre de l’Europe, Festival d’Automne a Paris, Theatre de Vidy, Sao

Luiz – Teatro Municipal de Lisboa

“Abbiamo indagato – spiegano gli autori dello spettacolo – il paesaggio urbano, la città come figura, l’abitare come gesto quotidiano impercettibile ma sostanziale per la nostra vita. Per la prima volta nella storia, più della metà della popolazione mondiale vive in città. Cinquant’anni fa era un terzo, entro il 2050 saranno due terzi. Alla fine di quello che gli esperti hanno ribattezzato “il secolo metropolitano”, otto persone su dieci vivranno in una zona urbana. Abbiamo interrogato la Storia su quel passaggio chiamato “modernizzazione” e su questa attrazione fatale per la vita metropolitana. Una questione ecologica, morale, collettiva, complessa. Da una parte c’è Cechov che fa dire ad una sua figura in quel capolavoro che è “Il giardino dei ciliegi”: “Perche io sono nata qui, qui sono vissuti mio padre e mia madre, mio nonno, io amo questa casa, senza il giardino dei ciliegi io non capisco piu niente della mia vita, e se e proprio necessario venderlo, allora vendete anche me insieme al giardino”. Ma ecco che basta una piccola didascalia e l’ascia comincia, implacabile, ad abbattere il giardino. Dall’altra, in controcanto con la nostalgia impotente degli eroi cechoviani, ci sono progetti come quello della scrittrice francese Annie Ernaux che, all’interno del suo immenso Ecrire la vie (Scrivere la vita), ha dedicato un anno a un diario sulle sue ‘scappatelle’ quotidiane in un centro commerciale nei sobborghi parigini, per lei imperdibile luogo di osservazioni e affezioni. Straordinario nella sua semplicità, il diario si intitola Regarde les lumieres, mon amour (Guarda le luci, amore mio), frase che l’autrice ha sentito dire da una mamma alla sua bambina, indicandole le luci di Natale del centro commerciale. 

“Il cielo non è un fondale”, nonostante la negazione del titolo, vuole rafforzare il dialogo tra lo spazio della finzione (e quindi del fantastico, dell’utopia, dello scarto, ma anche della fuga, del rifugio, della gabbia) e lo spazio esterno, il reale. È un dialogo sempre più necessario.”

 

Sa 25.03.2017 ore 20:30

Sala Teatro

ATERBALLETTO

UPPER-EAST-SIDE / 14’20’’ / ANTITESI

direttore generale Giovanni Ottolini

direttore artistico Cristina Bozzolini

Upper-East-Side

coreografia di Michele Di Stefano

musica Lorenzo Bianchi Hoesch

luci Carlo Cerri

4’20’’ estratto/duo dall’opera 27'52''

coreografia e scene di Jirí Kylián

musica Dirk Haubrich (nuova composizione, basata su 2 temi di Gustav Mahler)

costumi Joke Visser

luci Kees Tjebbes

Antitesi

coreografia di Andonis Foniadakis

musica Giovan Battista Pergolesi, Fausto Romitelli, Domenico Scarlatti, Giacinto Scelsi e Giuseppe

Tartini

sound design Julien Tarride

costumi di Kristopher Millar & Lois Swandale

luci di Carlo Cerri

La compagnia di balletto e danza contemporanea Aterballetto presenta un magnifico programma in tre parti, caratterizzato da una danza intesa come dinamica e forma nello spazio, incarnazione di risonanze espressive e estetiche, nonché dialettica con la musica.

In “Upper-East-Side”, il coreografo italiano Michele Di Stefano riflette sulla matematica della “frase” coreografica, la sua collocazione all’interno di un sistema, la sua riproducibilità nel tempo e le conseguenze che essa produce. Dalla grammatica alla geografia, l’informazione viaggia per creare un impatto linguistico nello spazio, in un continuo desiderio di scambio, per far vivere la danza come una condizione ambientale, esplorativa. Che cosa rende abitabile un luogo? L’architettura che lo contiene o la dinamica dei suoi attraversamenti? Un corpo che danza lo fa veramente quando permette ad un’altra danza di esistergli accanto: così costruiamo un paesaggio, così traslochiamo nei quartieri alti. Il titolo della seconda coreografia deriva semplicemente dalla durata di questo pezzo: 14 minuti e 20 secondi. “La nostra vita sembra essere scandita dal tempo” – afferma il coreografo ceco Jirí Kylián – 

“Ma "tempo" è un termine molto astratto! Non sappiamo cosa sia il tempo. Abbiamo creato macchine che misurano il tempo in maniera molto più accurata rispetto a prima. […] ma diversi filosofi ci dicono che il "tempo" non esiste; ci insegnano che il "tempo" è solo un’invenzione degli esseri umani. Tutto ciò è possibile, ma una cosa è certa: il nostro tempo è scandito da due brevissimi momenti, il momento in cui nasciamo e quello in cui moriamo. L’opera che ho realizzato non riguarda solo il "tempo". Affronta anche altri temi quali la velocità, l’amore e l’invecchiamento. In effetti è tutto molto semplice, ma anche incredibilmente complicato e, di sicuro, totalmente inspiegabile”.

“Antitesi”, infine, racchiude la volontà del coreografo greco di mettere in gioco i contrari: locale e globale, lento e veloce, maschile e femminile, astratto e concreto, antico e attuale. Barocca e contemporanea, la musica italiana scelta da Andonis Foniadakis lega tra loro compositori connessi emozionalmente, superando le barriere tra la classicità e la contemporaneità. In “Antitesi” i cinque compositori convivono e collidono, offrendo alla danza un oceano di brani in cui i ballerini sono immersi e fluttuano lanciandosi nello spazio tra aggressività e dolcezza, liberi di muoversi al ritmo del respiro nel dispiegarsi organico ma non quotidiano, denso e trasparente insieme, dell’azione. 

“Ho costruito il pezzo” – afferma Foniadakis – “combattendo tra ricerca della bellezza del passato, come nostalgia, e realtà di oggi, agitata, dinamica, incerta, violenta”.

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