sportDicastero

Omofobia: tempo scaduto

Campagna nazionale contro le discriminazioni legate agli orientamenti sessuali nello sport

L’Associazione Svizzera dei Servizi per lo Sport lancia una campagna nazionale di sensibilizzazione sulle discriminazioni legate agli orientamenti sessuali nello sport, che vede protagonisti fra gli altri Sami Kanaan, Michel Pont, Markus Feller e il judoka Laurent Paccaud.

Ittigen, 31 gennaio 2014 - L’Associazione Svizzera dei Servizi per lo Sport (ASSS) annuncia il lancio di una campagna di sensibilizzazione che ha come obiettivo la lotta contro l'ignoranza, il sessismo e l'omofobia nel mondo dello sport e alla promozione del rispetto per gli altri e della tolleranza.

La campagna, che è sostenata da Swiss Olympic, è stata presentata durante una conferenza stampa voltasi nei locali della Casa dello Sport di Ittigen a cui hanno preso parte giornalisti e protagonisti dello sport elvetico, che hanno anche potuto scoprire i cinque poster realizzati nelle tre lingue nazionali, accompagnati da una brochure esplicativa della problematica e degli obiettivi della campagna.

“Come appare chiaro da alcuni recenti articoli di stampa, sia nella Svizzera tedesca che in quella latina, le discriminazioni legate agli orientamenti sessuali nello sport sono una realtà” ha dichiarato, Sami Kanaan, presidente dell'Associazione Svizzera dei Servizi per lo Sport e vice sindaco della città di Ginevra. “Si tratta di una questione delicata, che per la più parte passa sotto silenzio, rendendo questa tematica un tabù. Queste discriminazioni, e in modo particolare l'omofobia, creano molta sofferenza fra gli omosessuali, specialmente se giovani.”

Si parla di una realtà, come testimoniato da Emilie Siegenthaler, più volte campionessa svizzera di discesa in mountain bike. “Come donna, e in un ambito in maggioranza maschile, la mia omosessualità è stata accolta relativamente bene. Viceversa, se fossi un uomo, la situazione sarebbe molto diversa e non avrei certo fatto coming out. La mancanza di comunicazione sull'omosessualità nell'ambito sportivo è un problema reale. Grazie a campagne come questa, ma soprattutto grazie alla collaborazione di tutte le associazioni e i club svizzeri, potremo fare passi avanti verso una maggiore tolleranza.”

Michel Pont, allenatore in seconda della nazionale di calcio, si è dichiarato sensibile a questo problema, pur precisando di non esserne mai stato coinvolto. “Sono contrario a ogni forma di esclusione” ha precisato “amo le persone, indipendentemente dalla loro appartenenza a un gruppo, che sia religioso, sessuale, etnico o d'altro tipo. Se dovessi scontrarmi con questo problema nel mio lavoro, ad esempio se un giocatore mi portasse a conoscenza della sua omosessualità, farei di tutto per aiutarlo. E' una cosa che non cambierebbe assolutamente nulla nel nostro rapporto. Per me la sola cosa che conta sono le questioni sportive.”

Le istituzioni sportive in generale sono sensibili alla problematica dell'omofobia, anche se molti osservatori sottolineano che c'è ancora molto da fare per rendere concrete le buone intenzioni. Come definito dalla carta etica dello sport : “La nazionalità, il sesso, l'età, l'orientamento sessuale, l'origine sociale, le preferenze religiose e politiche non devono essere elementi di discriminazione.”

La Carta Olimpica, inoltre, precisa che: “Ogni forma di discriminazione verso un paese o una persona fondata su considerazioni razziali, religiose, politiche, sessuali o di altro genere sono incompatibili con l'appartenenza al Movimento Olimpico.” (articolo 6)

“Tutte le persone hanno il diritto di praticare lo sport di loro scelta nelle migliori condizioni possibili, indipendentemente dai loro orientamenti sessuali” ha dichiarato Sami Kanaan. «Vi ringraziamo per come accoglierete questa campagna di comunicazione sociale.”

Galleria+